A proposito di Pio XII, mi pare utile sottolineare un punto: fino agli anni 1960, al 1963 per la precisione, nessuno ha mai messo in dubbio la grandezza della figura di Eugenio Pacelli. In quell'anno usci' il lavoro teatrale del comunista Hochhuth noto in Italia come “Il Vicario”, dal quale sono nate tutte le polemiche; alcune fonti affermano che il lavoro fu commissionato dal KGB nel quadro della lotta alla Chiesa cattolica; che sia vero o no, certamente un lavoro teatrale e' diventato un documento storico, con quanto rispetto per la scienza e' evidente.
Nel quarantennale del '68 molti hanno ricordato la protesta dei velocisti USA di colore che sul podio alzarono il pugno guantato di nero. Nessuno, se non la rivista La Nuova Europa, ha ricordato la ginnasta cecoslovacca Vera Caslavska: questa straordinaria atleta e' stata una forte sostenitrice della rivoluzione democratica del 1968, e dopo l'invasione sovietica fu costretta a nascondersi in montagna. Pero' era troppo brava, per cui fu autorizzata a partecipare alle Olimpiadi del Messico, in ottobre, nelle quali vinse 4 medaglie d'oro e due d'argento. In queste sei medaglie ci furono ben due casi di quella sopravvalutazione del politicamente forte che rende ridicoli i risultati degli sport basati sui giudici: in entrambi i casi ginnaste sovietiche furono spinte avanti, togliendo alla Caslavska la medaglia d'oro alla trave e imponendo un ex-aequo al corpo libero. L'atleta ceca mostro' la sua protesta contro l'invasione sovietica del suo paese chinando il capo e voltandosi di lato durante l'inno sovietico nella premiazione. Come immaginabile, Vera fu emarginata in patria fino alla caduta del comunismo, quando pote' riavere un ruolo pubblico come consigliere del presidente Havel.
La nostra amica Laura mi ha segnalato un articolo di Antonio Socci sulla beatificazioni dei martiri spagnoli della guerra civile. L'autore nota la particolare ferocia con cui comunisti, anarchici e assassini vari si sono accaniti contro i cristiani spagnoli, laici e consacrati, poi, richiamato dalla testimonianza di Richard Wurmbrand, un pastore evangelico rumeno sottoposto a quattordici anni di persecuzione, nota la particolare bestialita' delle persecuzioni ai cristiani. C'e' stato, in Spagna come in Romania,o in Russia, un particolare accanimento non solo contro i corpi dei cristiani, ma anche contro gli oggetti e i riti della fede. Wurmbrand suggerisce che la base dell'ideologia marxista e' satanica, coscientemente, cioe' che Marx fosse adepto di sette sataniche. In realta' gli effetti dell'ideologia marxista scatenata nel mondo nel XX secolo sono stati abbastanza tragici da non far scartare come assurda l'idea. E anche le blasfemie non necessarie usate dai rivoluzionari in ogni parte del mondo richiamano fortemente l'opera dell'Avversario: l'articolo di Socci ne cita alcune:
in Spagna:
Ma è significativo che costoro, in precedenza, gli dicessero: “bestemmia e ti perdoneremo”. Il sacerdote, sfinito dalle sevizie, rispose che era lui a perdonare loro e li benedisse. Ma va sottolineata quella volontà di ottenere da lui un tradimento della fede. Anche dagli altri sacerdoti pretendevano la profanazione di sacramenti. O da suore che violentarono. Quale senso poteva avere, dal punto di vista politico, per esempio, la riesumazione dei corpi di suore in decomposizione esposte in piazza per irriderle? Non c’è qualcosa di semplicemente satanico?
In Romania:
Al sacerdote Roman Braga “gli vennero schiantati i denti uno ad uno con una verga di ferro” per farlo bestemmiare. I suoi aguzzini gli dicevano: “se vi uccidiamo, voi cristiani andate in Paradiso. Ma noi non vogliamo farvi dare la corona del martirio. Dovete prima bestemmiare Iddio e poi andare all’inferno”. A un prigioniero cristiano del carcere di Piteshti, riferisce Wurmbrand, i comunisti ogni giorno ripetevano in modo blasfemo il rito del battesimo immergendogli la testa nel “bugliolo” dove tutti lasciavano gli escrementi e costringevano in quei minuti gli altri prigionieri a cantare il rito battesimale. Altri cristiani “venivano picchiati fino a farli impazzire per obbligarli a inginocchiarsi davanti a un’immagine blasfema di Cristo”.
Secondo me ci scordiamo un po' troppo facilmente che il demonio esiste e opera. Contro di lui funziona solo la preghiera.
In questi giorni ricorre il 40.esimo anniversario
della morte di Ernesto Guevara detto Che: non molti se ne sono
ricordati: l'oblio cade giustamente su una figura mitizzata per motivi
politici. Qualcuno, mi pare Saverio Vertone, l'ha accostato a
Garibaldi: mi sembra un paragone azzeccatissimo: sono stati
avventurieri che hanno causato morti e distruzioni: Garibaldi ha chiuso
la carriera da proprietario terriero, dopo aver visto il successo di
molte sue imprese, Guevara e' morto sconfitto, e la storia si e'
incaricata di mostrare ancora meglio la sua sconfitta. Ne restano i
miti, che speriamo svaniscano presto.
La visita di Bush ha avuto il solito contorno di manifestazioni violente: volevo solo far notare che i no-Bush, no-war, hanno viaggiato gratis. Me ne sento offeso, visto che per andare a Roma per manifestazioni meno distruttive mi sono pagato il viaggio.
E' comparsa oggi sulla Voce di Rimini un'intervista a Vittorio Buldrini, esponente locale di Rifondazione Comunista, nel quadro della rievocazione dei fatti del 1977. Rinfresco la memoria dei piu' giovani: nel 1977 iniziarono i cosiddetti anni di piombo, con l'attacco della sinistra estrema, coperta da quella parlamentare, alla societa' civile. Bersagli favoriti furono la Democrazia Cristiana e Comunione e Liberazione, che nelle universita' era l'unica presenza non allineata. A Bologna gli atti di violenza furono molti, con botte alle persone e distruzione delle sedi: proprio l'11 marzo 1977 CL volle tenere un'assemblea in occasione delle elezioni universitarie, l'assemblea fu autorizzata e organizzata, ma fu attaccata con estrema violenza dalla sinistra detta allora extraparlamentare. I nostri amici furono costretti a fuggire, ma gli scontri fra extraparlamentari e forze dell'ordine continuarono, e un militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso, fu ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere. La morte di Lorusso innesco' nuovi scontri in tutta la zona universitaria, e fu attribuita a CL, con la conseguenza di causare aggressioni in tutta Italia.
Bene, Buldrini richiama quei tragici fatti usando la deformazione solita della sinistra; cito:
“A mio parere quell'evento ha fatto parte di un disegno studiato per provocare l'innalzamento dello scontro e la conseguente repressione della polizia, al fine di criminalizzare il movimento e accelerarne la fine,..., il servizio d'ordine dei bravi ragazzi di CL aggredi' con spranghe e bastoni i compagni che intendevano contestare l'assemblea”.
Che Buldrini abbia un ricordo quantomeno annebbiato di quegli anni e' provato anche dalla seguente frase:
“Buona parte di Bologna si era trasformata in un'immensa comune formata dall'enorme quantita' di appartamenti affittati agli studenti universitari dove i beni erano collettivizzati e i rapporti erano sinceri”
Non mi sembra che verso il1977 ci sia lo stesso tentativo di mitizzazione che ci fu per il '68 e dintorni; il periodo fu talmente violento da imbarazzare gli stessi esponenti della sinistra. Tuttavia cerchiamo di favorire lo stabilirsi della verita': stando all'articolo di Buldrini, bisognera' precisare che:
CL non ha mai avuto un servizio d'ordine, tanto meno dotato di armi; l'esponente di Rifondazione probabilmente si confonde con il servizio d'ordine dei suoi compagni, quello si' dotato di armi proprie e improprie. Del resto la violenza e' contraria all'ispirazione originaria del movimento. Ricordo io stesso, quando ancora frequentavo l'universita', gli ammonimenti dei responsabili a non reagire mai, nemmeno verbalmente, alle provocazioni. Per questo vedi anche l'intervista a Alberto Marsciani pubblicata dalla Voce a fianco di quella a Buldrini;
descrivere Bologna come un'enorme comune e' una volontaria menzogna, che vuole nascondere il fatto che Lotta Continua e simili gruppuscoli hanno sempre contato su una piccolissima minoranza di studenti, che esercitavano un'egemonia grazie alla violenza e alla protezione della sinistra ufficiale.
A me la storia interessa, perche' sono convinto che sia difficile capire il presente senza conoscere il passato. Per questo credo che il giorno del ricordo dei massacri nella Venezia Giulia (10 febbraio) sia un'occasione da non lasciar cadere. Mi sembra comunque che il pallido revisionismo del presidente della Repubblica sia ben lontano da esaurire la necessita' di ripensamento della posizione della sinistra sulle vicende del dopoguerra. Manca l'elementare ammissione che a compiere le stragi furono i comunisti iugoslavi, e che i comunisti italiani applaudirono e contribuirono a far soffrire i profughi. Il sito Il Mascellaro ha rilanciato la notazione che alla stazione di Bologna la Pontificia Opera d'Assistenza aveva preparato generi di conforto per i profughi, ma le minacce dei comunisti impedirono la fermata dei treni, e quei poveretti dovettero proseguire senza assistenza. Quando Napolitano, che all'epoca c'era, denuncera' questa disumanita' si potra' parlare di memoria condivisa e fine del dopoguerra.