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domenica, 15 marzo 2009

Una storia disonesta

Ha avuto qualche eco sui mezzi di disinformazione una tragica storia avvenuta in Brasile: una bambina di nove anni dopo continue violenze da parte del patrigno e' rimasta incinta di due gemelli ed e' stata fatta abortire. Una storia purtroppo non eccezionale, arrivata agli onori delle cronache italiane perche' l'arcivescovo metropolita della diocesi ha dichiarato pubblicamente la scomunica per gli autori dell'aborto. I mezzi di disinformazione hanno immediatamente sfruttato la vicenda per far notare la mancanza di umanita' della Chiesa, capace solo di condannare senza cercare di aiutare la piccola violentata e i suoi genitori. Purtroppo anche alcuni uomini di Chiesa hanno accettato questa interpretazione sicuramente per mancanza di informazione corretta. Si', perche' la vicenda e' del tutto diversa, e come e' andata veramente lo possiamo sapere grazie a amici in grado di leggere e tradurre i giornali brasiliani, che hanno riportato altre versioni della tragedia. Ho letto la testimonianza del parroco della sventurata famiglia, che racconta quanto segue. Allora, e' andata cosi': il dramma della bimba e' vero, violenze prolungate hanno causato la gravidanza; tuttavia la madre e il padre non avevano nessuna intenzione di farla abortire, e non c'era, secondo i medici, pericolo per la sua salute. A questo punto bisogna tenere presente che in Brasile l'aborto e' proibito, se non in casi eccezionali, e che il presidente Lula ha pronta una legge permissiva, che pero' non osa ancora presentare. Quindi sul dramma della bambina e della sua famiglia si sono buttate le multinazionali dell'aborto, nelle loro incarnazioni brasiliane, che sono riuscite a convincere i genitori che la bambina era in pericolo di vita e bisognava abortire: tenete presente che la madre e' analfabeta, e che comunque sono stati fisicamente tenuti lontani da possibili consigli diversi finche' non hanno firmato il consenso, la madre con le impronte digitali. Fisicamente segregati, perche' il parroco e laici cattolici sono stati costantemente in contatto con la famiglia, per consigliarli e aiutarli. Purtroppo in Brasile c'e' bisogno di casi esemplari per portare all'approvazione la legge che permette l'aborto voluta da Lula, e gli organi dello stato sono stati molto condiscendenti con le multinazionali dell'aborto. E quindi bene hanno fatto l'arcivescovo della diocesi di Olinda e Recife e il vescovo di Pesqueira a sottolineare il complotto rendendo pubblica la scomunica, per altro comminata ipso facto in casi come questo.

Su questa tragedia mi ha colpito un'osservazione di Assuntina Morresi: la maternita', con l'esperienza di rapporto amoroso madre-figlio, potrebbe essere un'ottima cura per le vittime di violenza, mentre l'aborto aggiunge un dramma a quello gia' vissuto. E' sempre meglio la vita.


Proprio ieri Avvenire ha pubblicato un'interessantissima lettera sull'atteggiamento di fronte all'aborto:

La sera del mercoledì delle ceneri ero letteralmente sfinito: avevo celebrato tre sante Messe e imposto le ceneri sulla testa a qualche migliaio di persone. Anche se non è festa di precetto, tanta gente, nell’intervallo del pranzo o alla sera subito dopo il lavoro, viene alla santa Messa per ricevere le ceneri. Portano anche i bambini e guai a non mettere le ceneri anche a loro. Molti poi, oltre a ricevere la cenere sul capo, la vogliono pure in mano o in un pezzetto di carta o in un fazzoletto, così da poterla portare a casa per coloro che non hanno potuto venire in chiesa. È un atto penitenziale e qualche volta mi viene persino il dubbio che ci sia un po’ di fanatismo, ma vedendo la devozione che ci mettono, debbo dire che è fede ed è un modo per esprimere pentimento del proprio essere peccatori. Tutto quanto detto non c’entra nulla con la ragione per cui le scrivo, ma in qualche modo fa da contorno. Stavo per andare a letto ed entrai nel mio ufficio solo per assicurarmi che le porte anteriori fossero chiuse. Notai sul mio tavolo una lettera che non avevo ancora aperto. La aprii e lessi.

Eccoti il contenuto:

Caro Padre, sono una ragazza di 14 anni, nativa di Gulu, Layibi. Nel 1993 mia madre era una studentessa del terzo anno di scuola superiore presso il collegio del Sacro Cuore di Gulu. Mentre era in vacanza i ribelli del Lra ( Lord’s Resistance Army, Esercito di resistenza del Signore: gruppo di ribelli ugandesi, Ndr) arrivarono al suo villaggio, uccisero i suoi genitori, violentarono mia mamma e sono nata io. Oltre ad aver concepito me, mia mamma ha pure ricevuto il virus dell’Aids e ora è sieropositiva Hiv. Io invece sono nata pulita.

Non posso sapere chi può essere stato mio padre, ma la mamma sì: mi ha fatta nascere, mi ha cresciuta e pure mandata a scuola. Per pagare la mia scuola elementare ha lavorato cucendo e ha avuto molta cura di me, però ora non riesce a guadagnare soldi sufficienti per la scuola superiore. Ho saputo che tu aiuti gli orfani e hai una scuola ove c’è molta disciplina. Mi potresti prendere e aiutare a pagare la retta? Io voglio studiare per poter aiutare e aver cura di mia mamma che sta diventando sempre più debole. Spero che tu consideri questa mia domanda e io pregherò per te perché Dio ti benedica e assista ad aiutare coloro che hanno bisogno.

Maria Goretti Anena

Dopo aver letto la lettera, sono andato a letto ma non sono riuscito a dormire. Ero disturbato dentro di me da un misto di gioia, di rabbia, di soddisfazione e di riconoscenza verso Dio che sa trarre atti eroici dalle persone semplici e insignificanti come possono essere queste nostre ragazze appena cristianizzate. Perché la rabbia ? Perché un esempio come questo dovrebbe far ammutolire quegli spacciatori di civiltà fasulla che abbiamo nel mondo progredito pronto a legiferare contro il diritto alla vita. Come è andata a finire questa storia? Al mattino mi sono alzato; sono andato alla scuola; mi sono assicurato che il direttore mi trovasse un posto per inserire questa ragazza (solo la mattina precedente gli avevo promesso che non avrei portato alcun nuovo studente). E il direttore mi disse che dovremo farla dormire per terra, perché anche i letti a tre piani sono tutti occupati. Se la ragazza accetta, la prendiamo. Chiamai la ragazza; le dissi di venire con la madre e vennero il giorno dopo. Feci un po’ di domande trabocchetto per assicurarmi che non mi avessero detto bugie e le proposi di dormire per terra su un materasso di gomma piuma. Si inginocchiò davanti a me e mi disse: ora sono contenta perché so di avere un papà anch’io! La madre mi ringraziò e mi disse: «Padre, io finché posso continuerò a lavorare e contribuirò per le spese della mia figlia». Le chiesi pure: perché hai dato il nome di Maria Goretti a tua figlia? Rispose che era stata la piccola a volere quel nome quando era in terza elementare: il catechista raccontò la storia di Maria Goretti e lei la scelse come nome e santa protettrice. Qui alla scuola abbiamo 10 ragazze che negli anni novanta furono rapite dai ribelli alla scuola di Aboke; passarono 8 anni come mogli schiave dei ribelli; quando fuggirono scapparono tutte coi loro figli e vennero da me a chiedermi se le accettavo alla scuola. Accettai le ragazze alla scuola e i figli furono lasciati in varie famiglie e ora pure loro vanno a scuola col nostro aiuto. Scusate se ho disturbato, ma ho pensato che forse potreste far sapere che esistono ragazze che hanno il coraggio di tenersi e amare il frutto della violenza. Chissà che non serva!

padre John Scalabrini

padrejohn@aiuef.it


postato da: keass alle ore 20:32 | link | commenti
categorie: chiesa, brasile, aborto, informazione