Prevedibilmente e' stata ignorata dai mezzi di disinformazione di massa l'agghiacciante notizia che arriva dalla Gran Bretagna: un bambino nato prematuro e' stato lasciato morire perche' frutto di una gravidanza di 21 settimane e 5 giorni, mentre le direttive governative per il trattamento dei nati prematuri suggeriscono di curarli solo se la gravidanza e' durata almeno 22 settimane. Quindi il bambino, che secondo l'ostetrica respirava autonomamente e aveva un forte battito cardiaco, e' stato lasciato morire perche' nato due giorni troppo presto. I medici hanno ignorato le suppliche della madre che chiedeva soccorso per il figlio, le hanno risposto che non si trattava di un bambino ma di un feto, cioe' di una cosa, non meritevole di assistenza, e neanche del funerale: esatto, la madre non ha neanche avuto il permesso di celebrare il funerale del figlio.
Gli articoli che raccontano questa terribile vicenda sono ai link seguenti; il secondo e' in inglese, ma vale la pena guardarlo perche' contiene le fotografie che la madre ha fatto al piccolo condannato:
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=37480
Ogni commento sembra superfluo, ma non posso fare a meno di invitare tutti a notare le aberrazioni a cui si arriva rendendo assoluta la legge, un rischio ben presente, ad esempio, nel ridicolo culto della legalita' che alcuni ingenui (spero) anche cattolici propagandano come regola di convivenza sociale. Significa rinunciare volutamente alla parte essenziale della propria umanita', il cuore, restando monchi, o piu' precisamente ciechi, davanti alle complessita' della realta' che ci si offre; significa chiudersi in una visione gretta, meccanica, inumana, del mondo, piu' degna delle formiche che degli esseri umani.
Un'altra osservazione: un essere umano e' morto per la voluta inazione di altri esseri umani: come si chiama questo atto, o meglio questa assenza di atto? Si puo' chiamare omicidio legalizzato? Giudicate voi, e tenete presente che, alla faccia della liberta' di stampa e di opinione, Giuseppe Englaro, o chi ne usa il nome, ha denunciato per diffamazione 30 responsabili di siti Internet che quando Eluana fu fatta morire scrissero che si era trattato di omicidio legalizzato. Mi pare che le due vicende siano legate: in entrambi i casi il meccanico prevalere di una norma ha prevalso su ogni ragione del cuore, anzi, non ha nemmeno lasciato che il cuore avesse uno spazio per esprimersi. Notate anche che in entrambi i casi la morte e' stata consentita, oltre che dalla volonta' di alcuni, dall'adesione a un atto amministrativo, non a una decisione dei rappresentanti eletti dal popolo; un atto della magistratura per Eluana, una direttiva di un'agenzia governativa per il bimbo inglese: non c'e' neanche la foglia di fico della decisione democratica a coprire la vergogna di due decisioni di morte.
Non possiamo lasciare che il cuore venga ammutolito: l'impegno e' su molti fronti, prima di tutto educativo, ma e' importante anche tenere un giudizio attento su quello che succede, e essere in grado di rendere ragione dei propri giudizi.
Anche il vergognoso attacco a Dino Boffo c'entra con quanto ho detto finora. Sotto la sua direzione Avvenire ha svolto un ruolo di grande importanza nel sostenere le ragioni della vita e del cuore, in particolare proponendo e diffondendo la concezione che il Papa ha della conoscenza e dell'anima umana. Non sappiamo come sara' Avvenire con il nuovo direttore, certo, c'e' la possibilita' che prenda una posizione piu' nascosta, spegnendo una voce importante nella battaglia culturale in corso per mantenere le radici cristiane della nostra societa'.
