Spero proprio che per la liberazione degli italiani rapiti in Egitto non sia stato pagato alcun riscatto. Anzi, mi spingo oltre: spero che siano loro addebitate le spese per l'intervento delle forze speciali che li ha liberati, loro e gli altri avventurieri della domenica, ovviamente. Ma non sapremo mai com'e' andata in realta', dovremo accontentarci delle dichiarazioni ufficiali:”non e' stato pagato alcun riscatto”, e “non e' stato effettuato alcun blitz”, autori Silvio e il nulla Frattini.
Come molte altre citta' Rimini e' allietata da vari centri sociali, luoghi in cui vari personaggi possono illudersi di contribuire alla societa' elucubrando teorie e prassi alternative: a cosa alternative? Di solito alla concezione cristiana dell'uomo e della realta'. Il tutto a spese, in gran parte, delle pubbliche finanze. Uno dei centri riminesi aveva occupato abusivamente una scuola elementare in disuso, e l'aveva usata per vari anni, sempre a spese del Comune, finche' l'occupazione non e' stata interrotta con le cattive. L'altro ieri gli stagionati “ragazzi” del centro sociale hanno occupato un magazzino, privato, gia' parte della Centrale del Latte di Rimini, chiusa da qualche tempo. Lo hanno fatto sotto gli occhi delle forze dell'ordine e con gli applausi dei progressisti riminesi, compresa, ahime', la TV legata alla diocesi. In realta' niente di nuovo o eccezionale in questa societa' dell'illusione, cito il fatto solo per rimarcare come i violenti abbiano sempre ragione: direte, ma come, gli occupanti non hanno fatto male a nessuno, non hanno usato violenza: gia', ma intanto godono di un bene non loro, e fra poco illumineranno e scalderanno a spese di altri gli ambienti usurpati. Anche questa e' violenza, e contribuisce a rendere i cittadini insicuri, incerti se i loro diritti saranno difesi da istituzioni pubbliche implacabili con chi rispetta le regole, tollerantissime con chi delle regole si fa beffe.
La telenovela Alitalia forse e' finita. O meglio, e' conclusa la vendita della parte A dell'azienda, quella che aveva almeno un po' di valore commerciale. Nessuno parla della parte B, quella carica solo di debiti. Comunque un capitolo e' chiuso, e si puo' trarne qualche conclusione: intanto e' un successo del governo, anzi no: e' un successo personale di Silvio, vista la figura che hanno fatto i ministri coinvolti; l'unico altro membro del governo che ha avuto una parte (e forse la maggiore) nel successo e' l'eterno Gianni Letta. I mezzi della cosiddetta informazione sono stati bravi nell'illustrare l'abilita' e la pazienza di Silvio e del suo collaboratore, che hanno ricucito mille strappi, dati per insanabili da ministri vari. Ha fatto una figura vergognosa l'opposizione, assente se non per dichiarazioni di maniera. Ha perso la faccia la CGIL, insieme ai sindacati di categoria, ridotta a giocare il ruolo dell'opposizione preconcetta a una conclusione inevitabile. Questo almeno e' il quadro che la cosiddetta informazione ci presenta: mi permetto di dissentire, almeno in parte. Alla fine la CGIL ha imposto un elementare concetto, che Epifani aveva dichiarato all'inizio delle trattative: senza la CGIL non si conclude nessun accordo, anche in situazioni in cui il sindacato rosso rappresenta solo un'esigua minoranza dei lavoratori coinvolti. Questa non vi sembra una vittoria? Sono in grave imbarazzo CISL, UIL e UGL, che dovranno spiegare ai loro iscritti perche' hanno firmato prima, mentre l'irrigidimento della CGIL ha ottenuto qualche beneficio in piu'. Questo e' tanto vero che i primi firmatari sono dovuti tornare a firmare il documento concordato con la CGIL, nonostante il ministro Sacconi proclamasse che non era cambiato assolutamente nulla. Peccato, si e' persa una buona occasione per ridurre il peso dei conservatori della CGIL.
Non deve sfuggire un particolare della notizia tragica dell'aggressione a un sacerdote romano e a altri fedeli, portata da un ragazzo debole di mente. Il servizio che ho visto, credo sul TG5, mostrava fogli di quaderno con il “numero della bestia” 666 e la riproduzione dell'Ultima Cena di Leonardo, opera usata da Dan Brown nel tristemente famoso romanzo “Il codice Da Vinci”. Se le immagini sono degne di fede, cautela necessaria riferendosi ai mezzi della cosiddetta informazione, e' confermato che le trame fantastiche di Brown non sono poi cosi' innocue, in un mondo che sta sempre piu' rinunciando a usare la ragione per rifugiarsi nell'istintivita' facilmente sollecitata da stimoli mirati.
Pochi giorni fa il Papa ha richiamato l'elementare concetto che per la Chiesa l'unica famiglia prevista e' quella formata da due persone dei sesso diverso unite fino alla fine della vita terrena, e ha invitato a non creare confusione benedicendo forme di convivenza non rispondenti alla concezione cattolica di famiglia. Non ha detto quindi di allontanare divorziati e conviventi, ma solo di tenere ben chiaro come va fatta la famiglia cattolica. La Stampa di Torino, sempre in prima linea per screditare la Chiesa, ha dato rilievo alle parole di un sacerdote bolognese che dichiarava che avrebbe in ogni caso benedetto chiunque e qualunque convivenza. Sono stato molto contento di vedere su Avvenire-Bologna una lettera di questo sacerdote che chiariva come non si sia mai sognato di fare le dichiarazioni a lui attribuite dalla Stampa, e affermava la sua assoluta fedelta' al Papa: ricordiamoci che i mezzi della cosiddetta informazione di solito NON sono credibili.
Mentre la telenovela Alitalia continua, fra scadenze irrevocabili che vengono revocate e posizioni irrinunciabili a cui si rinuncia, nuovi dolorosi fatti rilanciano l'annosa discussione: gli italiani sono razzisti? Io penso di si', come ogni altro popolo al mondo: e' vero che la tradizione di carita' reciproca del popolo italiano ha spesso nascosto la tendenza innata alla ostilita' verso lo straniero, ma oggi la corrosione della tradizione cattolica fa emergere gli istinti egoistici comuni a tutta l'umanita'. Comunque mi interessa notare due fatti la “rivolta” degli africani a Castelvolturno e l'uccisione del ragazzo di colore a Milano: due fatti che in realta' con il razzismo non c'entrano niente, a Milano si e' trattato dell'esplosione di violenza di due pregiudicati, in Campania di un episodio di guerra di malavita. In entrambi i casi i maestri di morale sono esplosi a accusare, ovvio, gli avversari politici, mostrando un cinismo degno delle dittature del '900. Invece quello che si e' visto, e che alimenta l'insicurezza e l'insoddisfazione dei cittadini, e' l'impotenza dello stato di fronte ai violenti: di fronte ai banditi che hanno ucciso sette persone a Castelvolturno, ma anche agli africano che hanno terrorizzato la citta' poche ore dopo, e verso i soliti “pochi provocatori” che hanno approfittato della manifestazione di Milano per fare danni a caso. E le autorita' italiane sono in buona compagnia in quest'Europa fiacca e paurosa: in Germania, a Colonia, era indetta una manifestazione per protestare contro il permesso concesso alla costruzione di un'enorme moschea: la manifestazione era legale e autorizzata, ma e' stata vietata perche' la solita sinistra, faro di tolleranza e apertura, ha indetto una contromanifestazione; e allora la paura delle violenze rosse ha spinto le autorita' a proibire la manifestazione antimoschea. E' ovvio, comandano i violenti: questa non e' istigazione a imitarli?
Ancora una volta la magistratura si assume il compito di far progredire la societa' italiana: una sentenza della Cassazione consentira' di dare ai figli il cognome della madre, se entrambi i genitori sono d'accordo. Bene, non mi sembra poi una materia grave, e' grave il fatto che venga tolto un piccolo elemento della societa' come la conosciamo da secoli, e venga tolto non per decisione discussa e forse sofferta dei rappresentanti che i cittadini eleggono, ma per una nuova fuga in avanti di dipendenti pubblici che non renderanno mai conto a nessuno delle loro iniziative. E c'e' un altro aspetto nella vicenda: la sentenza fa esplicito richiamo al trattato di Lisbona appena ratificato anche dal parlamento italiano: e' il primo dei danni che questa adesione fara'. Facciamolo pesare ai parlamentari per i quali abbiamo fatto campagna e che hanno allegramente approvato, quasi di nascosto, il trattato.
Notiamo anche un altro episodio della modernizzazione forzata ad opera della magistratura: a una convivente e' stato assegnato l'usufrutto dell'appartamento che ha ospitato la coppia di fatto. Procediamo verso il riconoscimento pratico di forme alternative di famiglia, ancora una volta saltando il livello legislativo, di cui pure tutti gli esponenti del politicamente corretto si riempiono la bocca a ogni occasione.
Allora agganciamoci a una discussione in corso fra Giuliano Ferrara e Avvenire, ma piu' in generale fra vari personalità' del mondo cattolico: i fatti sono i seguenti: il card. Bagnasco, presidente della CEI, nella prolusione al consiglio permanente della CEI ha toccato, fra tanti altri, il tema del rispetto della vita fino al suo naturale termine. Ha notato, come molti cattolici, che il quadro normativo, o meglio giurisprudenziale, e' cambiato, e e' tale da minacciare nuove fughe in avanti nei temi del (mancato) rispetto della vita e degli attacchi alla famiglia. Ecco cosa ha detto esattamente il card. Bagnasco:
Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa − riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi.
Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che in questo delicato passaggio – mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico − non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano.
Come si vede, non parla di testamento biologico, si preoccupa che la volonta' del malato sia accertata in “forma certa ed esplicita” (ricordate che la volonta' della Englaro era supposta dal carattere della ragazza). E quindi, mentre continuiamo a difendere culturalmente e educativamente la concezione cristiana dell'uomo, usiamo anche gli strumenti politici a nostra disposizione per frenare il crollo. Per cui, fra le altre cose, impegniamo i nostri rappresentanti eletti a far approvare leggi che almeno limitino i danni, consci del fatto che l'alternativa e' l'arbitrio sfrenato. Certo, la prima legge da approvare sarebbe quella che impone alla magistratura di stare nei suoi limiti, ma non mi pare che nessun politico attuale abbia il coraggio necessario per proporla, e tanto meno la forza di farla approvare; allora affidiamoci all'abilita' delle persone che abbiamo eletto perche' ottengano il miglior risultato possibile.
Sulla vicenda Alitalia non ho certo la competenza necessaria per esprimere un giudizio, il che del resto mi sembra vero per molti dei rappresentanti del governo coinvolti. Ho la sensazione che non verremo mai a sapere come sono veramente andate le cose, forse fra qualche anno qualcuno scrivera' un libro che la ricostruisce, ma penso che non saro' qui per leggerlo. Quello che mi sembra notevole e' che, al di la' dei giudizi interessati di una sinistra completamente allo sbando, l'unico che al momento “vince” e' Berlusconi, che e' riuscito a far passare il concetto che lui aveva fatto la mossa giusta, fallita per l'egoismo e la miopia dei sindacati, o meglio della CGIL e dei sindacati di corporazione. In effetti mi pare che il vero punto di scontro non fosse tanto l'entita' degli stipendi, quanto il potere dei sindacati, in particolare di quelli di categoria, nella gestione dell'azienda. E allora, da iscritto alla CISL, devo dire che mi auguro che su questo punto non si ceda, che resti chiaro che in un'azienda ci sono ruoli distinti, perche' la soluzione della contesa, che prima o poi dovra' esserci, porra' un precedente importante per tutto il complesso dei rapporti di potere in Italia. Aggiungo che non mi sembra troppo azzardato pensare che Berlusconi abbia voluto proprio la conclusione a cui la vicenda e' per ora arrivata, con il profondo screditamento della CGIL e del corporativismo sindacale; alcuni articoli pubblicati dal Sussidiario.net, non certo sospettabile di antiberlusconismo, mettevano in rilievo parecchie incongruenze nel piano CAI per l'acquisto di Alitalia, e anche nella lettura che i mezzi della cosiddetta informazione ne hanno dato. E allora, che Silvio abbia teso un trappolone a Epifani? Chissa'....
A sorpresa arriva anche dal centrodestra la proposta di legalizzare le unioni di fatto. Siamo giusti, in realta' non dal centrodestra, ma da esponenti del centrodestra, pero' di primo piano, addirittura ministri. E siamo ancora piu' giusti, non si parla di legalizzazione delle unioni di fatto, ma, come al solito, della salvaguardia dei diritti delle persone. Va bene, chi puo' essere contro la tutela dei diritti? Pero', un momento: quali diritti oggi hanno bisogno di nuove norme? Vista la sovrabbondanza di leggi che ci affligge ci sara' bisogno, al massimo, di un aggiornamento di qualche articolo gia' in vigore; o si vuole certificare l'esistenza di situazioni diverse dal passato? Cioe', si vogliono introdurre forme moderne di convivenza, accantonando, marginalizzando, la famiglia tradizionale? Allora bisogna dire che non ci stiamo, e che i personaggi eletti con i nostri voti ci deludono. Non per niente il Papa ha appena richiamato la necessita' di una nuova generazione di laici cristiani: quanto ce ne sia bisogno e' sottolineato da idee come quella di cui ho appena parlato.
Vorrei aggiungere due osservazioni:
la prima riguarda il peso dei cattolici nel centrodestra: siamo alla verifica: se le proposte Rotondi-Brunetta andranno avanti vorra' dire che in effetti i cattolici che fanno politica nel centrodestra contano come il due di coppe, o, se volete, come la Binetti nella sinistra, se fermeranno la deriva relativistica vorra' dire che un peso ce l'hanno.
La seconda riguarda il possibilismo di alcuni cari amici in rete, che affermano che i diritti vanno salvaguardati, e non si possono chiudere gli occhi davanti alle trasformazioni della societa'. Pongo due obiezioni: siamo sicuri che a ogni desiderio corrisponda un diritto? E, per il solo fatto che le convenzioni sociali di oggi sono diverse da quelle di trent'anni fa, e' cambiato il bene della persona? Comincio dalla seconda: la tentazione di oggi e' quella di “abbassare l'asticella”, cioe' risparmiare il piu' possibile alla persona la necessita' di impegnarsi, di essere responsabile: quanto questo atteggiamento sia dannoso l'abbiamo visto nella scuola, dove la corsa al ribasso degli obbiettivi sta provocando il fallimento del percorso educativo. Ci sono dei limiti: per il solo fatto di esistere, un essere umano ha delle responsabilita', a cui non puo' sfuggire: sottrarlo dalle sue responsabilita', che comprendono scegliere con chi passare la propria vita, serve solo a non farlo crescere. Per quanto poi riguarda il problema dei diritti, credo che sia evidente che la societa' di oggi cerca con insistenza l'espansione dei diritti individuali, senza che parallelamente crescano i doveri. Ogni capriccio e' inteso come diritto, con l'unico limite della necessita' di non violare i diritti altrui: ma anche questi ultimi sono intesi soggettivamente, cioe' ciascuno decide quali diritti ha l'altro: il risultato e' lo stato conflittuale in cui la stragrande maggioranza di chi vive nella nostra societa' si ritrova oggi.
Allora, non abbassiamo l'asticella: l'uomo per millenni ha vissuto in una societa' esigente, felice e attivo: ne e' capace, non avviliamolo.
Mi sembra fortemente riduttivo avvilire il richiamo del Papa a Cagliari a delegittimazione di chi fa politica dicendosi cattolico: ecco il passo del discorso su cui si sono esercitati i mezzi della cosiddetta informazione di massa:“Maria vi aiuti a portare Cristo alle famiglie, piccole chiese domestiche e cellule della società, oggi più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale che su quello sociale. Vi aiuti a trovare le opportune strategie pastorali per far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli. Vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile” basta notare che il Papa ha parlato di laici, termine che fino a prova contraria e' molto piu' ampio di politici, e comprende tutti noi, richiamandoci a non sfuggire alle responsabilita' che abbiamo per il solo fatto di dirci cristiani: e' nostro compito dichiarare la nostra fede e renderne ragione dovunque siamo, fare in modo che uno “sviluppo sostenibile” sia possibile nel nostro pezzetto di realta', agendo con “rigore morale” e usando la “competenza” che abbiamo; poi, anche chi decide di impegnarsi in politica ha le sue responsabilita', ma dello stesso ordine di quelle di tutti.