Nella solita spesa libri al Meeting ho comprato un libro che volevo leggere da tempo, e che per un motivo o per l'altro non avevo mai letto: e' Buio a mezzogiorno, di Arthur Koestler: scritto intorno al 1950 e' una rappresentazione estremamente realistica dei processi del terrore staliniano. Nonostante quello che e' scritto nell'ultima pagina di copertina, e' un'opera fortemente anticomunista, ma la cosa che piu' mi ha impressionato e' un'altra: l'arbitrio del potere staliniano e' descritto come una lotta fra la pretesa di verita' oggettiva dell'ideologia marxista e l'irriducibilita' dell'io umano agli schemi precostituiti, o anche come il tentativo di negare l'insopprimibile sete di liberta' dell'io di fronte al piano dell'ideologia. Mi torno alla mente l'esaltazione dell'io dell'uomo che don Giussani ha cercato di insegnare ai suoi figli spirituali.
Ho poi avuto l'occasione di guardare in DVD Apocalypto, il film di Mel Gibson: un bel film storico di azione, con qualche lungaggine, ma che so guarda con piacere. Molto meno sanguinolento di telefilm in onda in prima serata, ad esempio l'incomprensibilmente pompatissimo Heroes. Ma Mel Gibson mette del suo meglio nell'indicare nella croce che arriva il nuovo inizio che attende il protagonista, e soprattutto nel gioco degli sguardi dei protagonisti. Come in The Passion i personaggi si guardano, moltissime inquadrature sono dedicate agli occhi degli attori: il regista in questo modo sottolinea che racconta una storia di uomini, di tanti io, che si mettono in gioco. Quanto poi al nuovo inizio costituito dalla croce, il protagonista sceglie di andare nella foresta, ma l'ultima inquadratura e' per la moglie, che si ferma a guardare a lungo le navi, come per far intendere che la speranza vera e' li'.