Sono quasi le 11 e il presidente della Repubblica ha convocato Prodi per, credo, rimandarlo alle Camere per ottenerne la fiducia. Quindi il governo piu' catastrofico della storia della repubblica italiana andra' avanti a fare danni. Del resto, la legge sui DiCo andrebbe avanti comunque perche' e' gia' stata messa nell'elenco dei lavori del Senato, e per fermarla, a meno di bocciature parlamentari, bisognerebbe sciogliere le Camere, e questo e' molto difficile finche' non si arriva al 2-6-1, 2 anni, 6 mesi, 1 giorno necessari per la (ricchissima) pensione da ex parlamentare). Insomma, abbiamo scherzato, si continua: purtroppo e' l'andazzo di questa Italia della sinistra: un altro esempio lampante e' il calcio: e' gia' tornato tutto come prima, quasi.
Se vi interessano i dodici punti su cui i soci di Prodi si sono impegnati ve li trascrivo:
Da L'Unita' 23/2/2007
Questo il testo del documento approvato dalla riunione dei segretari dell'Unione a Palazzo Chigi:
«Il governo in nove mesi di attività ha raggiunto obiettivi e risultati molto importanti per il paese, completamente coerenti con il suo programma elettorale. Tuttavia, contemporaneamente, questi risultati e questi obiettivi non hanno avuto modo di essere percepiti dall'opinione pubblica in tutta la loro novità e di esplicare tutti i loro effetti perchè il loro comportamento e le azioni dei singoli, ministri e forze politiche, hanno costantemente provocato una litigiosità e una strisciante contrapposizione di posizioni che ha oggettivamente logorato tutto il governo». «Per queste ragioni - prosegue Prodi nel suo documento - la ripresa dell'attività del governo dovrà essere fondata su un patto e su comportamenti basati sui seguenti punti che, nell'ambito della complessiva attuazione del programma dell'Unione, ritengo prioritari e non negoziabili».
1. «Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero».
2. «Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione».
3. «Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile».
4. «Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori».
5. «Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni».
6. «Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza».
7. «Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica)».
8. «Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali».
9. «Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido».
10. «Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate».
11. «Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo».
12. «In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto»
Come vedete si va dall'aria fritta a punti su cui vari membri della maggioranza si sono gia' dichiarati contrari: il piu' clamoroso e' la TAV, che qui e' prevista, ma notate anche la presenza dei rigassificatori, una struttura necessaria se vogliamo ridurre un poco la dipendenza energetica dalla Russia, e a cui invece la sinistra si sta opponendo con tutti i mezzi, compreso l'uso degli amici magistrati: vedi la recente incriminazione del sindaco di Brindisi. Gli ultimi due punti sono poi stati avvicinati alla frase “Non avrai altro Dio fuori di me” usata in passato da un altro grande personaggio.
Manca la previsione della legge sui DiCo, ma e' stato chiarito che non serve inserirli, perche' il disegno di legge e' gia' stato approvato.
Due fatti che val la pena notare:
alla faccia di noi che paghiamo le tasse il ministro Nicolais (DS) ha autorizzato il superamento dei limiti fissati in Finanziaria per i compensi agli artisti (??) che parteciperanno al Festival di Sanremo, cosi' i poverini potranno essere pagati quanto meritano le loro esibizioni. Il primo della lista e' proprio il fustigatore della Chiesa Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, detto Pippo; ma guarda che coincidenza...
l'altro fatto e' che un altra ...opoli e' finita in niente: questa e' “vallettopoli”: la procura di Roma ha ritenuto che nelle tonnellate di immondizia raccolte, a spese nostre, con intercettazioni inutili, non c'e' alcun fatto penalmente perseguibile. Proprio come “calciopoli”.
Ora bisogna festeggiare, ciascuno a forza beva: Mirsilo e' morto.
Cosi' scriveva Alceo di Miitilene nel VII secolo avanti Cristo: sostituite “Mirsilo” con “Prodi” e “morto” con “cacciato” e avrete la situazione attuale.
Invece Orazio nei I secolo a.C. scriveva, celebrando la vittoria di Augusto sugli Egiziani di Cleopatra:
Nunc est bibendum,
nunc pede libero pulsanda tellus.
Ora bisogna bere,
ora scatenarsi in una danza sfrenata.
Lo so, in realta' e' prematuro festeggiare, Mortadella ritornera', la maggioranza alle Camere l'hanno ancora loro. Comunque, anche se non la guerra, abbiamo vinto una battaglia. Mi pare molto interessante la lettura che danno della vicenda Stranacristiana (Assuntina Morresi) e I segni dei tempi (don Antonello Iapicca): il governo e' caduto il mercoledi' delle Ceneri, ad opera, probabilmente, di Andreotti (anche se senza l'ambiguità' di fondo della coalizione Prodi sarebbe ancora li'); considerate che Pininfarina e' legato a Andreotti da anni; i due blog che segnalo suggeriscono che Giulio abbia in un certo modo espiato la firma da lui apposta alla legge sull'aborto. Trascrivo da Stranacristiana:
Andreotti ha sempre detto che tutti i suoi guai giudiziari lui li ha avuti perchè c'è la sua firma sotto la legge 194, quella che legalizza l'aborto. Erano le terribili settimane del sequestro Moro.
E se lo "zio Giulio" avesse pensato una mossa geniale per evitare i DICO, e prendersi la sua personalissima rivincita, riscattando in un certo senso la firma di trent'anni fa? E se avesse fatto tutto con la benedizione di qualche vecchio amico, magari di un cardinale che prima di lasciare un prestigioso incarico si è preso un ultimo sfizio?
Di fatto, la prima conseguenza di tutto questo putiferio è che i DICO sono morti e sepolti. E se anche continuerà ad esserci un governo di centro-sinistra, se ne guarderanno bene dal ripetere il muro contro muro con la Chiesa, come abbiamo visto in questi giorni. Dovranno stare attentissimi.
Il governo è caduto, i DICO sono morti e non possono certo prendersela con Ruini. Ma certo che un dubbio gli rimarrà sempre, a Prodi, D'Alema & C...sarà stato il solito scherzo da prete?
Da parte mia, aggiungo l'osservazione che ancora una volta la sinistra, per lo meno alcuni di loro, ha mostrato di avere alcuni punti davvero non negoziabili, per i quali e' disposta a sacrifici, mentre i bravi cattolici adulti hanno manifestato soprattutto la preoccupazione di salvare il governo, mediando e trattando su tutto. Dico (scusate la parola) anche che Casini merita di essere mandato a casa quanto Prodi, concedendogli pero' il beneficio del dubbio, perche' finora ha solo parlato male senza concretizzare.
C'e' purtroppo anche da osservare che se la sinistra e' caduta, il centrodestra ha fatto davvero poco per spingerla. Godere delle mancanze altrui puo' essere una buona strategia per far cadere l'avversario, ma poi bisogna prendere in mano la baracca, e non so a quel punto cosa sara' in grado di dare l'attuale opposizione.
Tanto per espormi, secondo me la soluzione migliore sarebbe un governo “tecnico” che approvi una legge elettorale decente, per tornare a votare al piu' presto.
Comunque, intanto il futuro e' un po' meno scuro (politicamente, intendo: per il resto sono tranquillo nelle mani della Provvidenza): non proprio luminoso, ma grigio chiaro.
Invito tutti a leggere il messaggio del Papa per la Quaresima.
Il link e'
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/lent/documents/hf_ben-xvi_mes_20061121_lent-2007_it.html
In esso Benedetto XVI riprende il tema dell'amore a cui ha dedicato la sua enciclica, giungendo alla conclusione che “nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi” e richiamandoci “guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E’ Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda”, usando poi una frase che a me, figlio spirituale di don Giussani, fa venire i brividi: “sulla Croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura”. Ricordate il 30 giugno 1998? Se non ricordate citero' la frase «Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo» detta allora da don Giussani, in una anticipazione impressionante delle parole del Papa.
A questo proposito mi ha molto impressionato un editoriale del Foglio del 14 febbraio, in cui si nota che la Chiesa, anche nella difesa del matrimonio “tradizionale”, combatta per una concezione piena dell'amore, contro una forma svilita, banale, legalista, del legame fra persone. Mi sembra che sia centrata in pieno la preoccupazione veramente cattolica della Chiesa: e' l'uomo intero che va difeso, senza cedere a mode parzializzanti e sostanzialmente avvilenti la stessa umanita' della persona.
Domenica 11 Avvenire ha pubblicato un grande editoriale di Davide Rondoni. Segue qui:
Non ha strategie di conquista, ma occasioni di
testimonianza
Rivoluzionario si aggira in questa Italia balzana
Davide
Rondoni
Guardatelo, il rivoluzionario vero della nostra epoca. Quello
che ha veramente coraggio. Che non molla. E non si piega. Che non è un
eroe. Ma non cede. Nemmeno se i potenti decidono e impongono cose
contrarie alla sua coscienza. Neanche se i grandi media lo censurano o
lo deridono. O ne parlano trattandolo con supponenza. Come folclore.
Come se fosse un po' retrogrado, uno che la modernità, ah lui no...
Come se fosse uno che, forse, che ha dei problemi o delle fisse...
Provate a guardarlo, quando lo incontrate. Vi avviso: non lo troverete
quasi mai su barricate per strada o nelle piazze. E nemmeno erette
nelle piazze virtuali della tv e dei giornali. Non gira con bombe
molotov e non imbratta i muri. Non urla da megafoni. O lo fa raramente,
solo quando è necessario. Non si dà arie di portatore di paradisi in
terra. E il potere dominante non sa come fare. Lo deride, lo fa
prendere in giro dai maggiori opinionisti, dalle grandi firme. O dai
film, dalla tv. Ogni volta che apre il giornale o spesso quando apre un
libro, trova qualcuno col ditino alzato o con la maschera di una tetra
comicità che sputa addosso a ciò che lui o lei crede, a ciò che ama. Ma
non sa come fare, il potere attuale, a debellare la sua presenza. La
sua strana guerriglia. Che chiamo così per dire. Perché non fa parte di
un esercito, ma di un popolo, che è cosa ben diversa. E non ha
strategie di conquista, ma occasioni di testimonianza. Dice quel che
pensa di fronte al mondo, al mondo che inizia dal collega della
scrivania accanto, e che inizia ancor prima nei problemi della sua vita
e della sua coscienza. Dà le ragioni di quel che pensa, e prova a
vivere così. Ragioni che accettano la discussione in campo aperto, cioè
laico. E che ha imparato a sostenere grazie all'incontro con il
cristianesimo come vita, come vita di popolo, cioè di Chiesa. Il
cristianesimo non come buona filosofia a cui "ispirarsi", e nemmeno
come bel rito, ma come vita. Perché ha scoperto che il Vangelo di
Cristo è a favore dell a vita dell'uomo. Ne illumina il significato, la
bellezza, e i drammi. La sua rivoluzione è quella di Cristo, che ha
rovesciato gli idoli dello Stato e della Razza, del Successo e del
Potere. Che ha trattato i più deboli e indifesi come dei Re, senza aver
scandalo del male. E che alla morte non ha opposto il cinismo ma il
fatto della Resurrezione. Il rivoluzionario vero non fa omelie, non è
uno che fa catenaccio per difendere una sua vecchia idea o i bei tempi
andati. È uno a favore della vita umana, e sa che un'azione vale più di
mille discorsi. La sua azione però è strana, si chiama testimonianza.
Che non è quella cosa che ormai si usa anche nelle convention
aziendali, quando uno racconta i casi di lavoro ecc. O meglio è anche
il racconto, ma la testimonianza è la vita. Quella normale, fatta di
lavorare, far famiglia, i soldi, i debiti, le malattie, le gioie... È
il "come" si vive tutto questo. Non sto parlando di eroi, né di santi.
Il rivoluzionario vero ha i tratti del ragazzo, o di una ragazza che
non si accontenta di quanto viene offerto nel mercatino delle libertà e
delle vanità. O della madre di famiglia, giovane o anziana che sia. O
del padre che fa mille errori, ma non va via, e si dà da fare non solo
per far soldi o carriera ma anche per la speranza dei suoi figli e di
chiunque. Parlo di quei cristiani senza aggettivi, che son cristiani
prima di essere di destra o di sinistra, e che danno testimonianza di
quel che credono e della Chiesa. Non sono nemmeno una minoranza
protetta, su di loro chiunque può dire quel che vuole. Anzi, oggi è
politically correct dirne ogni bischerata possibile. Però se li
incontri, chissà perché, questi strani rivoluzionari non hanno la
faccia arrabbiata. E pur tra i segni del tempo e delle preoccupazioni
hanno un sorridere lieto che rilancia la vita più di ogni idea (o di
ogni legge) pensata senza o contro di loro.
Oggi 12 febbraio e' uscito un grande
articolo di Giuliano Ferrara, che trovate qui:
http://rassegna.governo.it/Testi/120207/0212I0622.PDF
Mi ha impressionato la lettura della
societa' odierna come societa' dell'ascolto, in cui tutti ascoltano ma
nessuno parla, o meglio, a nessuno e' riconosciuto il diritto di
parlare in modo da essere ascoltato. Frasi come “Non devi fare secondo
quel che sei, perche' nessuno e' autorizzato a sapere cosa si debba
essere, e dunque tu sei secondo quel che fai” mi pare leggano in modo
estremamente preciso la mentalita' attuale. Lascio a voi la lettura
dell'articolo, anticipando solo che e' un'invocazione laica perche' la
Chiesa continui a dire quello che l'uomo e', “qualcuno deve dire
qualcosa in tutto questo silenzio”.
Visto che ci siamo due notazioni
veloci:
Sapevate che l'ente di previdenza dei giornalisti ha pagato un
risarcimento danni a Giuliana Sgrena? Se non ricordate chi e', e' la
giornalista del Manifesto sequestrata in Iraq e poi liberata. Durante
la liberazione a un posto di blocco e' stato ucciso Nicola Calipari. La
Sgrena e' stata quindi liberata con risorse pubbliche, e con ogni
verosimiglianza con soldi altrettanto pubblici. Dunque, per le sue
pene adesso le e' stato deliberato un risarcimento danni, per il quale
l'INPGI chiede un rimborso al soldato americano accusato per la morte
di Calipari. Si aggiunge assurdo a assurdo. La fonte della notizia
e' La Stampa, attraverso il giornale online Il Barbiere della Sera.
L'altra notiziola fa parte della resa dell'Occidente, che viene
definita con un termine espressivo dhimmitudine: con dhimmi si intende
la condizione subalterna dei non mussulmani nelle societa' mussulmane.
E' successo che un certo Nick Gisburne abbia creato un centro di
discussione attivamente ateo, anzi anticristiano; questo ha suscitato
un controcentro cristiano, e tutto e' andato avanti. Ma quando
Gisburne ha ampliato il suo ateismo all'islam, YouTube, il portale che
ospitava i gruppi di discussione, ha chiuso il tutto. Grazie al fatto
che la societa' in cui viviamo e' ancora libera, i gruppi hanno ripreso
l'attivita' poco dopo, ma fa pensare che contro il cristianesimo si
possa agire liberamente, mentre anche in Internet se sfiori l'Islam
corri il rischio di essere chiuso.
A me la storia interessa, perche' sono convinto che sia difficile capire il presente senza conoscere il passato. Per questo credo che il giorno del ricordo dei massacri nella Venezia Giulia (10 febbraio) sia un'occasione da non lasciar cadere. Mi sembra comunque che il pallido revisionismo del presidente della Repubblica sia ben lontano da esaurire la necessita' di ripensamento della posizione della sinistra sulle vicende del dopoguerra. Manca l'elementare ammissione che a compiere le stragi furono i comunisti iugoslavi, e che i comunisti italiani applaudirono e contribuirono a far soffrire i profughi. Il sito Il Mascellaro ha rilanciato la notazione che alla stazione di Bologna la Pontificia Opera d'Assistenza aveva preparato generi di conforto per i profughi, ma le minacce dei comunisti impedirono la fermata dei treni, e quei poveretti dovettero proseguire senza assistenza. Quando Napolitano, che all'epoca c'era, denuncera' questa disumanita' si potra' parlare di memoria condivisa e fine del dopoguerra.
C'e' una certa sorpresa nei commentatori politici davanti alla fermezza della Chiesa nel sostenere le ragioni della vita: oggi della famiglia, ieri della dignita' dell'essere umano anche ammalato, l'altro ieri del rispetto anche dell'embrione. La sorpresa e' stata espressa anche in un editoriale del direttore di Repubblica, che ha addirittura rispolverato lo “strano cristiano” che si avanzava sei anni fa. Ma anche Giuliano Ferrara, in un editoriale del 31 gennaio, si meravigliava della rigidita' della Chiesa nei confronti delle offerte di compromesso provenienti dal presidente della Repubblica. Tutti riescono solo a ragionare in termini di egemonia, di potere mondano (Ferrara in realta', con una certa fatica, riesce a andare oltre), ma la chiave di lettura corretta e' un'altra, come ha insegnato a me e a altri don Giussani in “Perche' la Chiesa”.
Su questo rimando ancora all'articolo di Cesana del 1 febbraio, il cui link e'
http://www.clonline.org/articoli/ita/gcIlFog010207.pdf
ma ne ha parlato anche don Negri nella trasmissione di Otto e mezzo del 9 febbraio: un buon estratto degli interventi di don Negri segue qui, e lo devo al sito www.culturacattolica.it, che raccomando a tutti.
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1. La Chiesa italiana non ha bisogno né di essere maggioranza, né minoranza, non spera in nessuna di queste condizioni che sono situazionali; essa ha bisogno di essere missionaria, presenza globale nella vita della società. Questo popolo che mangia e beve, veglia e dorme, vive e muore non per sé ma per Cristo, si incontra con gli uomini che vivono le circostanze della loro vita, viene a contatto con le strutture di esercizio del potere. L’espressione grave “Non possumus” viene utilizzata quando ci sono in gioco grandi principi teorici: in questo momento la vicenda dei “DI.CO” non esprime l’aggiustamento di problemi di convivenza, ma il confronto di due antropologie, di due visioni della vita, di due modelli: la famiglia e questa altra forma di convivenza difficilmente identificabile nella sua identità. La Chiesa dice: “La famiglia E’ questa, non la famiglia cattolica in senso riduttivo, ma la famiglia nella sua struttura e natura profonda, definita da Benedetto XVI: ‘Unicità irripetibile’”. E’ quindi un valore non di parte, ma di tutti. Sarebbe stato più leale aprire un confronto su queste due concezioni, ad es. con un dibattito in Parlamento.
2. Perché questa “intransigenza” della Chiesa proprio in Italia, mentre l’Europa sembra scivolare su una china molto più ripida rispetto a queste tematiche? Bisogna rifarsi al discorso di Benedetto XVI a Verona: anche in Italia il fenomeno della scristianizzazione, della secolarizzazione è forte, ma non ha ancora completamente dominato la vita della società. Qui la Chiesa ha ancora risorse di radicamento nel popolo, di cultura popolare, di tradizione morale che le permettono di vivere l’evangelizzazione come straordinaria battaglia al servizio dell’umanità: in questo paese, ma non solo. Il Papa ha legato sorprendentemente questa possibilità della Chiesa italiana al futuro della fede in Europa e nel mondo.
3. Di fronte al pensiero debole della politica, alla mancanza di elaborazione e di tradizione culturale dei partiti (mancanza riconosciuta pacificamente dai due interlocutori laici della serata), perché pensare che una proposta di pensiero forte della Chiesa sia necessariamente legata ad una volontà di potere? Non si tratta piuttosto di un servizio che la Chiesa fa per alzare il livello del dialogo, del confronto culturale, perché anche il pensiero debole si paragoni con questa misura più alta? Perché non riconoscere che la denuncia attuata da parte della Chiesa del liberalismo radicale prefigurava e metteva in guardia dalle conseguenze tragiche del totalitarismo? Giovanni Paolo II chiamava questo: “servizio alla verità”.
4. Che dire dei “cattolici democratici” che si ergono a paladini della laicità? Da un lato è evidente che la mediazione politica deve essere fatta a partire dalla piena responsabilità dei singoli o dei gruppi; d’altro canto però il politico cattolico deve tenere presenti le preoccupazioni fondamentali della Chiesa, non può agire a lato, prescindendo o svincolandosi da una appartenenza alla Chiesa. Spesso invece il singolo obiettivo ha finito per valere più della appartenenza alla Chiesa. Se un merito ha avuto in questi anni il Card. Ruini, è stato quello di ridare al popolo cristiano la coscienza della propria identità, della dinamica culturale e dell’intervento politico caratteristici della comunità cristiana. E’ finita la delega in bianco della Chiesa ai politici e agli intellettuali cattolici, che meccanicamente la rappresentino.
Il “pensiero forte” della Chiesa ha origine in fenomeni reali della società: il punto di partenza non è una questione di potere e quindi di egemonia, è la testimonianza del grande “sì” alla vita detto da Dio in Gesù Cristo e che vive nell’esperienza del popolo cristiano. La Chiesa si trova di fronte ai bisogni dell’umanità, che sta vivendo un momento delicatissimo per la scomparsa dei criteri di riferimento fondamentali. Di fronte all’incertezza assoluta e ai rischi che la accompagnano, la Chiesa sente la responsabilità di far vedere che c’è un modo più umano di vivere la vita. Diceva Manlio Vittorino, un retore romano dopo la sua conversione: “Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo”. La Chiesa non può non testimoniare la misura alta della vita di cui fa esperienza, e questo deve arrivare anche al tentativo di influire sulla legislazione degli Stati, proprio perché è in gioco una modalità più umana di vivere.
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Un particolare di sfuggita: Pippo Baudo e' tornato a attaccare la Chiesa: ribadisco che e' un segno preoccupante di dove va la mentalita' comune.
Un altro punto interessante: il blog di Sandro Magister, altro punto estremamente interessante di giudizio sui nostri tempi, pubblica i risultati di una ricerca della diocesi di Venezia sulla fedelta' alla Messa di quanti si dicono cattolici, ricerca fatta non con il metodo dell'intervista telefonica, notoriamente falsata dalla volonta' dell'intervistato di “compiacere” l'intervistatore, ma semplicemente contando i presenti a Messa in una certa domenica, e confrontando i risultati con l'esperienza dei parroci. I risultati sono meno incoraggianti di quelli ufficiali, dando un 20% circa di praticanti, ma mi sembrano comunque incoraggianti: in Italia c'e' ancora una fedelta' di fondo alla pratica cattolica, che puo' essere la base di una ripresa anche di fedelta' culturale e di vita.
Vorrei segnalare a tutti due articoli che mi sembrano interessanti:
il primo e' di Camillo Langone e viene dal Foglio attraverso la newsletter Il Mascellaro:
il link e'
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=1&CodArt=10453
dice cose interessanti sulla situazione della Chiesa in Italia.
Il secondo e' di Davide Rondoni da Avvenire:
Ma alla fine ha vinto il '77
L’okkupazione delle scuole ormai è prassi e in Italia la religione della «struttura» ha generato un’irresponsabilità diffusa. Con gli ideologi e gli assassini di ieri tornati con tutti gli onori al potere: nelle università, nei giornali, perfino in Parlamento
Di Davide Rondoni
Entrarono in un gruppetto di otto, nove. Io ero matricola, o forse al secondo anno. Era il 1987. Dieci anni dopo gli scontri bolognesi tra il cosiddetto movimento studentesco e polizia. Io facevo parte di un movimento cattolico. Volantinavo con un mio compagno. Invitavamo ad una iniziativa culturale, una cosa letteraria. L'atrio era quello di via Zamboni 38, facoltà di Lettere e Filosofia, appunto. Dove arrivarono dieci anni prima i carri armati. Faccio appena in tempo a vedere il mio amico Paolo che con una mano alzata mi fa il segno di «telare», tagliar la corda. E mi ritrovo spinto addosso al muro da quel gruppetto che mi circonda. Iniziarono a menare, riuscii a divincolarmi, presi un pugno in faccia, due in pancia, però via, via, me ne scappai fuori dal portone. Il Settantasette mi arrivò in faccia e in pancia dieci anni dopo. Sapevo dagli amici più grandi che cosa era successo a Bologna dieci anni prima, proprio quando un'assemblea di giovani cattolici divenne il pretesto per lo scatenarsi di quelle violenze in cui rimase ucciso il povero Lorusso. Noi, venuti dieci anni dopo, vedevamo per così dire gli zombie aggirarsi ancora in zona universitaria. Vecchi protagonisti delle «lotte» di allora. Con il loro linguaggio sorpassato, gli slogan sempre quelli. Ma zombie, appunto. Pochi anni fa, chiesi a un protagonista di quegli anni, uno che poi ha scelto la lotta armata, coerente con l'ubriacatura rivoluzionaria e ideologica di allora, cosa salvava di quegli anni. Che so l'entusiasmo, le aspirazioni politiche… Ma lui mi disse: niente. Lui, che aveva finito per sparare e uccidere, che finì per diventare con tutta la sua vita una pura «funzione» della parte giusta che lottava e colpiva altre persone viste solo come «funzioni» della parte sbagliata, mi disse così: non salvo niente. Perché non c'è niente da salvare, come già aveva intuito Pasolini, nell'impeto con cui una generazio-ne spinta da certi leader culturali e politici si buttò a ricattare la realtà con l'utopi a, riducendo tutto a «funzione», a pedine di un gioco, a schema. E affidandosi solo al potere dell'organizzazione. Niente da salvare in una analisi che diventò violenza. Niente da salvare in quella fede cieca e totalitaria nell'organizzazione, nella realizzazione del paradiso di giustizia attraverso l'imposizione di una analisi, di una prassi e di un linguaggio. Qui sta il nodo culturale di un fallimento: la fede nell'organiz-zazione. Come se una buona ridistribuzione, come se un buon controllo, come se una buona regola bastasse a rendere giusta la vita e la convivenza. Come se l'uomo si realizzasse in una organizzazione fatta a sua misura. Ma fatta da chi, e a che misura? Erano, sono balle. Dimostrate dalla esperienza personale e collettiva. In ogni campo. Ma allora, il retaggio che si era nutrito delle illusioni sessantottarde e poi delle indignazioni anche giuste degli anni Settanta, e forse ancor prima si era nutrito di una frustrazione di generazioni precedenti che nel dopoguerra avevano lavorato e sodo per poter arrivare con la bandiera rossa al potere, finì per creare questa chiesa eretica allo stesso marxismo dei partiti, questa chiesa violenta del dio organizzazione. Come in un supremo paradosso, le azioni di disturbo, illegali quando non violente miravano a volere più organizzazione. Si distruggeva ciò che era organizzato per sostituirlo con altra organizzazione. Da allora molti sfasciavetrine invocano più diritti garantiti dalla legge, molti violenti okkupatori dicono di farlo per volere leggi più giuste. Quando molti ragazzi si accorsero del paradosso venne per molti un bianco di disperazione, un vuoto. Lo racconta bene Luigi Amicone in un libretto uscito da Rizzoli e che sarebbe da ristampare, Nel nome del niente. Dalla fede nell'utopia viene solo l'ansia dell'organizzazione. E più l'utopia è formidabile, alta, nobile (la giustizia, ora, ovunque) tanto più è ansiosa, febbrile, violenta la fede nell'organizzazione. A costo di spacciar per progresso ciò che è solo sfascio, a costo di non vedere di che poderosa e «capitalista» macchina della cultura si dotò il Pci e la sinistra proprio in quegli anni. Oppure, per stare ai termini di un dibattito sul Corsera del settembre '77 tra Fortini e Testori, persino a costo di veder mutare l'aspirazione giovanile alla felicità in rapida angoscia… Noi, dieci anni dopo, vedevamo quegli zombie. Noi ci incontravamo (e incontriamo) non per la presunzione di realizzare il paradiso a nostra immagine e somiglianza, ma per accompagnare noi stessi e i compagni di università ad affrontare i problemi e le scoperte dello studio e della vita studentesca. Come avviene in ogni dinamica non «utopista», a muoverci è una presenza positiva, e capace di costruzione. È il modello benedettino, opposto al modello gramsciano. È l'incontro con persone positive e attente, rese tali dalla fede cristiana, non da un'idea infallibile. Un pezzo per quanto piccolo di realtà già cambiata movimenta di più di un programma perfetto. Un fatto è più forte di qualsiasi idea, diceva Pavese. E questa presenza che non pretendeva nessuna egemonia ma solo di esistere ed esprimersi, diveniva da parte dei figliocci degli zombie ancora un bersaglio. I rituali a cui abbiamo assistito di «pantere» e via via mode di okkupazione sempre più light o addirittura, come si arriva a fare ora nei licei, istituzionalizzate hanno mantenuto tratti simili. La violenza è diminuita, o si è spostata, giustificandosi spesso in termini simili ad allora, come abbiamo visto di recente, dopo la morte di un poliziotto alla partita di Catania. Ma il modo di pensare si è perpetuato e diffuso. Loro, i settantasettini, dicono che hanno perso. Non è vero. Hanno vinto, non solo perché molti di loro hanno raggiunto posti di potere, e non solo perché molti che da lì hanno abbracciato la lotta armata, come Oreste Scalzone, si trovano - in punta di diritto ma in spregio alla pena delle vittime - a poter tornare da esili, e da carceri salire in cattedra, o in Parlamento. La vittoria è soprattutto perché la religione dell'organizzazione ha pervaso la cultura e la società. Producendo il suo mostruoso e furbesco figlio: un vasto senso di irresponsabilità. Loro hanno perso perché stiamo perdendo tutti. Proprio nel '77 Umberto Eco mandò in stampa un libro di cassetta dal titolo Come si fa una tesi di laurea. Elencando le tipologie di studente a cui si rivolge il suo manuale, al secondo posto tra le categorie presenti nell'«università di massa» indica: «Studenti che, delusi dalla università, hanno scelto l'attività politica e perseguono un altro tipo di formazione» ma che, bontà loro e dell'autore, prima o poi dovranno far la tesi. La figura dello studente «politico» era dunque ben prevista. L'università invece di essere luogo dove studiare i fenomeni, era il luogo prescelto per una formazione politica, di stampo utopista e organizzativista. Coi risultati di irresponsabilità che vediamo.
Descrive bene l'ideologia che ci governa, con un cenno alle sue origini, al perche' non usciremo dalla violenza, e all'atteggiamento dei cristiani (be', alcuni) in Universita'. Se qualcuno se lo chiede, non c'ero, sono piu' vecchio, ma ho visto tutto il '68.
Penso che entrambi siano utilmente letti insieme all'intervento di Giancarlo Cesana sul Foglio del 1 febbraio, segue il link:
http://www.clonline.org/articoli/ita/gcIlFog010207.pdf.
Gia' che ci siamo una piccola nota: quasi tutti se ne sono dimenticati, ma due italiani sono prigionieri dei banditi nigeriani. Visto che non sono giornalisti ne' “volontari”, e soprattutto la loro vicenda non e' sfruttabile dall'ideologia pacifista, sono la' abbandonati, mentre vispe terese e menestrelli di regime sono stati riscattati a suon di miliardi.
Ma come, perfino Pippo Baudo ci mena? “Ci mena” perche' mena sulla Chiesa, e di conseguenza su noi cattolici a lei fedeli.
L'occasione e' stata la tragedia di venerdi' sera a Catania, il luogo la trasmissione TV della domenica pomeriggio sul calcio “Quelli che...”. Baudo, che e' catanese, ha attaccato la Chiesa, accusandola di lontananza dalla realta', perche' non ha annullato la processione in onore di S.Agata e il Papa non ha citato i fatti di Catania nell'Angelus domenicale, parlando solo di vita e famiglia. La fonte della notizia e' il Quotidiano Nazionale.
Mi sembra ci sia una somiglianza non casuale con le accuse alla Chiesa sui funerali Welby: prevale la sensazione, il sentimentalismo: non male per un'epoca che si vuole dominata dalla ragione: io credo infatti che la ragione dica che in una citta' (dicono) ferita dalla violenza sia segno concreto di speranza affidarsi pubblicamente alla santa che ha difeso Catania lungo tanti secoli, cosi' come e' stato segno di speranza che non crolla affermare la dignita' della vita anche non avallando una manifestazione radicale.
Comunque, se perfino Pippo Baudo si sente autorizzato a menarci, i tempi si fanno davvero brutti: il personaggio e' per mestiere sensibile agli orientamenti della mentalita' comune, quindi una sparata come quella di domenica mostra chiaramente dove tira il vento, ed e' un vento di tempesta per la Chiesa. Sembra che anche in Italia i nemici della Chiesa abbiano perso la pazienza, vogliano stroncare la resistenza della ragione e imporre la loro visione di morte. I segni sono tanti, gli ultimi si chiamano PACS e eutanasia, sempre in nome della liberta' e della compassione solidale.
Su La Stampa di oggi leggo che i partecipanti ai funerali religiosi dell'ispettore si sono lamentati perche' il vescovo di Catania nell'omelia ha parlato poco del fatto e non ha fatto denunce sociali. L'attendibilta' della notizia e' da dimostrare, vista la posizione laicista del giornale, ma e' comunque indicativa del ruolo di sostegno alla mentalita' comune che la Chiesa dovrebbe avere per essere ben accetta a chi conta.
La tragedia di Catania non e' stata purtroppo un caso isolato: ci sono stati molti delitti e incidenti a interrogarci su cosa c'e' di sbagliato nella societa' del XXI secolo. Mi colpisce sempre che decenni di propaganda pacifista, di giornate e settimane per la pace, di proclami di non violenza, abbiano prodotto una societa' molto piu' violenta di quella degli anni in cui ero ragazzo (1960-70). E' evidente che la pace fondata sui buoni sentimenti semplicemente non esiste, ci vuole una base solida, Qualcuno piu' grande di noi che ci aiuti a costruirla. Ma questo e' un argomento che non e' alla moda, contrasta con la mania dell'autonomia, dell'autodeterminazione.
Un'osservazione particolarmente azzeccata sui fatti di Catania mi sembra quella riportata in vari giornali e blog: sei anni fa un giovane ha tentato di uccidere un carabiniere con un estintore, e a lui oggi e' intitolata un'aula parlamentare e sua madre e' deputato, venerdi' qualcuno,presumibilmente un giovane, ha ucciso un poliziotto, ed e' ricercato come assassino: come e' possibile che la stato reagisca alla violenza, se continua la distinzione fra botte buone e cattive? Vedi le dichiarazioni del no-global Caruso, deputato di Rifondazione Comunista.
Non va sottovalutata la lettera mandata dagli ambasciatori di sei paesi NATO in cui si invita l'Italia a rispettare gli impegni in Afghanistan. E' un segno che la credibilita' internazionale del nostro paese e' a zero. Bel risultato per il governo cattolico adulto e per il ministro degli Esteri che pretende di essere l'unico statista fra i ministri.
Negli ultimi giorni altri fatti hanno sottolineato un aspetto preoccupante della nostra societa'. Ci sono stati almeno quattro morti sulle piste da sci, per la superficialita' con cui vengono affrontate situazioni non pericolose, ma da trattare con attenzione, e tre bambini sono morti a seguito di un gioco assurdo, fatto in presenza del padre. Mia suocera, 82 anni, osservava che non c'e' piu' il senso della morte: credo abbia ragione: nella societa' di chi ha solo diritti, anche la morte e' nascosta fra le spiacevoli conseguenze da trascurare. Purtroppo, la realta' e' testarda, e i risultati dei limiti dell'essere umano, che non ha possibilita' illimitate, inevitabilmente emergono, tragicamente.